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Nome:Cecilia Nick: Alexiel,Alex, Ale, Al, Lilith, Artisia, Cassandra, Kyoko, Hamona, Hime-Chan ecc.. Età : 19 Data di nascita: 21 Gennaio 1990 Segni particolari : Pureblood witch Casa di appartenenza: Slytherin Il mio elemento: Acqua & Fuoco Se fossi una canzone: Gone with the Sin Se fossi un cibo: Melone bianco Se fossi una bevanda: Un Martini Se fossi un libro: The Bronze Horseman Se fossi un animale: Un Lupo Just Wanna Be >Gryffindor nel cuore. *loading* visite, grazie. Dicono di Lei
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India: Primo Impatto
mercoledì, 20 agosto 2008 at 20:21
» written by AlexielMihawk ||
commenti (2)?
Troppo tempo. E' passato troppo tempo dall'ultima volta che ho aggiornato.
Quasi sto male al pensiero di tutto quello che ho da raccontare. Sono solo 4 settimane ma mi sembra che sia passata una vita intera. Le prime due sono quelle trascorse a Lido di fermo con le amiche ma di questo suppongo che mi dilungherò più avanti. Adesso quello di cui voglio parlare è l'India. Parte 1 : Primo impatto Sono stata in India del nord per due intere settimane, visitando il Rajhastan, ovvero la terra dei rajha. Ho visto cose incredibili. Bellissime e al contempo terribili. Ricchezza estrema e povertà assoluta si mescolano diventando due facce della stessa medaglia. Nella città di Delhi i quartieri popolari sono comporti da tante piccole viette, piene di terra e fango, con i cavi della luce e dell'elettricità che passano sopra le case a due o tre metri di altezza. Le persone camminano per strade larghe un metro e mezzo insieme a mucche, cani randagi, insetti e risciò puzzolenti. Spesso li vedi camminare a piedi nudi perchè non hanno le scarpe, a lato della strada si trovano infatti minuscoli negozietti, dentro i quali le persone passano le loro giornate, sdraiate su materassi sporchi. La città conta 13 milioni di abitanti. Rendiamoci conto che Milano conta un milione e mezzo di abitanti. Le zone residenziali sono caratterizzate da ampie strade a doppia corsia, costeggiate da marciapiade. I condomini sono considerati case da "ricchi" e i ricchi veri e propri abitano in case con giardino sorvegliate a vista dall'esercito. L'igene è del tutto inestistente. Animali e persone utilizzano la città come loro discarica personale. Le persone si scaricano ai lati delle strade, incuranti di essere viste. Gli animali girano liberamente per le strade, vacche, pecore, capre, cani randagi e tutti puntualmenti utilizzando la città come una discarica a cielo aperto. Una delle loro abitudini che più mi ha dato fastidio, soprattutto agli inizi, è l'usanza di togliersi le scarpe [e spesso anche le calze] quando si entra in un luogo sacro. Ebbene sì, fin dal primo giorno abbiamo provato l'ebbrezza di toglierci e metterci le scarpe in continuazione. Il vero problema è ciò su cui si cammina. La pietra di per se non è un problema, ma è l'igiene inesistente a diventarlo. Camminare su piume di piccione, cacche di uccello, di topo o pipistrello e piccoli insetti non è esattamente piacevole. Un altra cosa che lascia scioccati è il loro modo di guidare. Teoricamente guidano sulla destra come gli inglesi di fatto poi guidano come gli pare. Le strade a senso unico non esistono, sono un'utopia occidentale, ogni tanto ci si trova in strade larghe un metro e mezzo a dover passare con due pullman. Poi i sensi di marcia sono un altro optional, se una strada è troppo trafficata e si vuole tornare indietro o se ci sono dei lavori in corso non si devia, si va contro mano nella corsia accanto. Le strade d'altro canto sono tutte dissestate, piene di buche e tendo a riempirsi d'acqua quando piove. Pioggia che nel Rajastan non cade spesso, ma che quest'anno è stata una manna dal cielo. In oltre a volte ci si ritrova a dover fare lo slalom tra gli animali che attraversano la strada: mucche, pecore, capre, scimmie, scoiattoli, cani. Il primo impatto è stato allucinante, mi ha fatto innamorare immediatamente del paese, Salgari così descriveva la città di Calcutta ai tempi di Sandokan, ovverso nella seconda metà del 1800: Dalle splendide palazzine inglesi, dai palazzi immensi, dai negozi sfolgoranti di luce, dalle chiese anglicane, dai teatri, dagli squares della white Town si passa senza transizione alle capanne miserabili, alle pagode semicrollanti, ai bazar oscuri e fetenti, alle viuzze òluride e fangose della Black Town. Tutto è rovina, sporcizia, miseria nell'antica città Indiana. casupole o capanne, parte di mattoni mal connessi, parte costruite con poche tavole inchiodate alla meglio, che non hanno quasi mai più di un piano, si susseguono per parecchi chilometri, senza ordine, senza regola alcuna, divise solo da stradicciole che sono pericolose a percorrersi alla sera, nonostante la continua viglianza dei policeman bianchi e indigeni. Salgari in India non ci andò ai ma seppe descriverla così bene da dipengerne un quadro quasi perfetto. Ma non voglio dilungarmi troppo stasera, sono stanca e le cose da raccontare sono ancora molte. |