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Nome:Cecilia Nick: Alexiel,Alex, Ale, Al, Lilith, Artisia, Cassandra, Kyoko, Hamona, Hime-Chan ecc.. Età : 19 Data di nascita: 21 Gennaio 1990 Segni particolari : Pureblood witch Casa di appartenenza: Slytherin Il mio elemento: Acqua & Fuoco Se fossi una canzone: Gone with the Sin Se fossi un cibo: Melone bianco Se fossi una bevanda: Un Martini Se fossi un libro: The Bronze Horseman Se fossi un animale: Un Lupo Just Wanna Be >Gryffindor nel cuore. *loading* visite, grazie. Dicono di Lei
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Leggere e Scrivere. Le FanFiction. I manga, gli anime e tutto ciò che riguarda il mio adorato Jappone! Zoro &
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Matricola!
mercoledì, 27 agosto 2008 at 21:06
» written by AlexielMihawk ||
commenti (5)?
820770
Ci credete? Io ancora non ne sono del tutto convinta. E' un sogno. E' il mio sogno. Non ci posso credere. Sto vivendo il sogno della mia vita. Sono ufficialmente una studentessa universitaria della Facoltà di lingue orientali della Ca' Foscari. Mi viene da piangere. Concludere i cicli
lunedì, 25 agosto 2008 at 16:56
» written by AlexielMihawk ||
commenti (1)?
[E' una giostra che va, questa vita che gira insieme a noi e non si ferma mai]
18 anni. Ho vissuto a Milano per 18 anni. Non so come mettere giù questo pensiero, è una necessità che sento ma che non so come spiegare. Dopo avere vissuto qui in questa casa, in questa città per 18 anni sto per mollare tutto e andare via. Sono quei cambiamenti che sconvlgono la vita delle persone, che portano a mutamenti profondi e radicali. Con la fine del liceo si sono concluse molte cose. Molti cicli. E ogni volta che un ciclo si chiude se ne apre un altro.La fine del liceo a portato con sè la conclusione di qualcosa che è iniziato cinque anni fa e che ha portato a una mia maturazione o possiamo dire che ha portato un mutamento. Sicuramente non sono più la stessa ragazzina timida e impacciata che cinque anni fa è entrata in quella 4H del Beccaria. Ma non sono nemmeno la stessa ragazza che due mesi fa ha sorriso cinicamente alla fine della maturità ingraziando una qualche divinità per la fine di quel supplizio. No. E' inevitabile cambiare e non è quello che spaventa così tanto. Cioò che fa tremare o meglio che mette ansia è il non sapere a cosa si stia andando incontro. Lascerò la casa della mia famiglia, dove ho vissuto più o meno felicemente per tutta la vita, e me ne andrò a est, in una città che non è la mia, una città con un passato invidiabile e di una bellezza mozzafiato. Ah Venezia, città che sorgi sul mare e che pre prima al mattno vedi sorgere il sole, là mi aspetta il furuto. L'inizio di un nuovo ciclo. La cosa mi terrorizza. E mi eccita da impazzire. L'ansia e l'eccitazione stanno completamente sconvolgendo il mio animo. Da un lato che la voglia di vivere, di andare avanti. Vivere i miei sogni, perchè è questo ciò che sto per fare, sto per iniziare a vivere i miei sogni e non credo ci possa essere nulla di più bello ed elettrizante al mondo. Dall'altro lato l'ansia è così forte da sembrare un macigno sul cuore. L'idea di abbandonare persone che sono la mia vita mi sembra quasi insostenibile. Cla, Yucchan, la Lavi, l'Albi, la sister è come se una parte del mio cuore insistesse per staccarsi e fuggire. Come se qualcuno urlasse "Lasciami qui, lasciami vivere qui ancora. Lascia che io sia felice con queste persone che tanto ho amato." Un giorno tra qualche mese, guarderò fuori dalla finestra della mia nuova camera e quello che vedrò non sarà più quell'albero tanto amato e quella strada trafficata che da sotto casa mia porta diretta fino al mio liceo luogo che per due anni è stato la mia casa e la mia gioia. Vedrò acqua, un canale sopra il quale un ponte di pietra consentirà il passaggio di persone affaccendate. Sarà così diverso. Forse poi piangerò ripensando a questi luoghi, pur essendo consia che il mio non è un addio definitivo, perchè come dice mia madre io a casa tornerò spesso. Eppure non sarà più la stessa cosa. Non potrò più chiamare la Claudia per dirle che sono sotto casa sua, di aprirmi la porta. Non ci saranno più tè delle cinque con l'Ag o improvvisate a casa di Alice. E la sera i Navigli non vedranno più me e la Marta camminare come due ubriache, con lei che racconta i fatti suoi con un volume di voce pari a quello di un orango impazzito. Nè salirò più così spesso sulla macchina dell'Albi che si diverte a frenare per spaventarci. E la mia lalli sarà a kilometri da me. Ho letto da qualche parte un bellissimo testo che parlava di conclusione di cicli. Non posso purtroppo riportare i credits di chi lo ha scritto perchè non ricoro dove lo presi: Perciò è tanto importante (per quanto doloroso sia!) distruggere ricordi, cambiare casa, dare tante cose agli orfanotrofi, vendere o regalare i libri che si possiedono. Tutto in questo mondo visibile è una manifestazione del mondo invisibile, di ciò che sta accadendo nel nostro cuore – e disfarsi di certi ricordi significa anche fare spazio perché altre cose prendano il loro posto. Lasciarsi andare. Liberarsi. Distaccarsi. Nessuno in questa vita gioca con le carte truccate, e quindi a volte vinciamo e a volte perdiamo. Non aspettarti che qualcosa ti sia restituito, non aspettarti che il tuo sforzo sia riconosciuto, che il tuo genio sia scoperto, che il tuo amore sia compreso. Smetti di accendere la tua televisione emotiva e guardare sempre lo stesso programma, che mostra come hai sofferto per una certa perdita: ciò ti sta solo avvelenando, e nulla di più. Non c’è niente di piú pericoloso di rotture amorose che non sono accettate, promesse di lavoro che non hanno una data d’inizio fissata, decisioni che sono sempre rinviate in nome del “momento ideale”. Prima di cominciare un capitolo nuovo, bisogna terminare il vecchio: ripeti a te stesso che ciò che è passato non tornerà mai piú. Ricordati che c’è stata un’epoca in cui potevi vivere senza quella cosa, senza quella persona – niente è insostituibile, un’abitudine non è una necessità. Può sembrare ovvio, può anche essere difficile, ma è molto importante. Concludere cicli. Non per orgoglio, per incapacità, o per superbia, ma perché semplicemente quella cosa non rientra piú nella tua vita. Chiudi la porta, cambia il disco, pulisci la casa, scuoti la polvere. Cessa di essere chi eri, e trasformati in chi sei.
India: Primo Impatto
mercoledì, 20 agosto 2008 at 20:21
» written by AlexielMihawk ||
commenti (2)?
Troppo tempo. E' passato troppo tempo dall'ultima volta che ho aggiornato.
Quasi sto male al pensiero di tutto quello che ho da raccontare. Sono solo 4 settimane ma mi sembra che sia passata una vita intera. Le prime due sono quelle trascorse a Lido di fermo con le amiche ma di questo suppongo che mi dilungherò più avanti. Adesso quello di cui voglio parlare è l'India. Parte 1 : Primo impatto Sono stata in India del nord per due intere settimane, visitando il Rajhastan, ovvero la terra dei rajha. Ho visto cose incredibili. Bellissime e al contempo terribili. Ricchezza estrema e povertà assoluta si mescolano diventando due facce della stessa medaglia. Nella città di Delhi i quartieri popolari sono comporti da tante piccole viette, piene di terra e fango, con i cavi della luce e dell'elettricità che passano sopra le case a due o tre metri di altezza. Le persone camminano per strade larghe un metro e mezzo insieme a mucche, cani randagi, insetti e risciò puzzolenti. Spesso li vedi camminare a piedi nudi perchè non hanno le scarpe, a lato della strada si trovano infatti minuscoli negozietti, dentro i quali le persone passano le loro giornate, sdraiate su materassi sporchi. La città conta 13 milioni di abitanti. Rendiamoci conto che Milano conta un milione e mezzo di abitanti. Le zone residenziali sono caratterizzate da ampie strade a doppia corsia, costeggiate da marciapiade. I condomini sono considerati case da "ricchi" e i ricchi veri e propri abitano in case con giardino sorvegliate a vista dall'esercito. L'igene è del tutto inestistente. Animali e persone utilizzano la città come loro discarica personale. Le persone si scaricano ai lati delle strade, incuranti di essere viste. Gli animali girano liberamente per le strade, vacche, pecore, capre, cani randagi e tutti puntualmenti utilizzando la città come una discarica a cielo aperto. Una delle loro abitudini che più mi ha dato fastidio, soprattutto agli inizi, è l'usanza di togliersi le scarpe [e spesso anche le calze] quando si entra in un luogo sacro. Ebbene sì, fin dal primo giorno abbiamo provato l'ebbrezza di toglierci e metterci le scarpe in continuazione. Il vero problema è ciò su cui si cammina. La pietra di per se non è un problema, ma è l'igiene inesistente a diventarlo. Camminare su piume di piccione, cacche di uccello, di topo o pipistrello e piccoli insetti non è esattamente piacevole. Un altra cosa che lascia scioccati è il loro modo di guidare. Teoricamente guidano sulla destra come gli inglesi di fatto poi guidano come gli pare. Le strade a senso unico non esistono, sono un'utopia occidentale, ogni tanto ci si trova in strade larghe un metro e mezzo a dover passare con due pullman. Poi i sensi di marcia sono un altro optional, se una strada è troppo trafficata e si vuole tornare indietro o se ci sono dei lavori in corso non si devia, si va contro mano nella corsia accanto. Le strade d'altro canto sono tutte dissestate, piene di buche e tendo a riempirsi d'acqua quando piove. Pioggia che nel Rajastan non cade spesso, ma che quest'anno è stata una manna dal cielo. In oltre a volte ci si ritrova a dover fare lo slalom tra gli animali che attraversano la strada: mucche, pecore, capre, scimmie, scoiattoli, cani. Il primo impatto è stato allucinante, mi ha fatto innamorare immediatamente del paese, Salgari così descriveva la città di Calcutta ai tempi di Sandokan, ovverso nella seconda metà del 1800: Dalle splendide palazzine inglesi, dai palazzi immensi, dai negozi sfolgoranti di luce, dalle chiese anglicane, dai teatri, dagli squares della white Town si passa senza transizione alle capanne miserabili, alle pagode semicrollanti, ai bazar oscuri e fetenti, alle viuzze òluride e fangose della Black Town. Tutto è rovina, sporcizia, miseria nell'antica città Indiana. casupole o capanne, parte di mattoni mal connessi, parte costruite con poche tavole inchiodate alla meglio, che non hanno quasi mai più di un piano, si susseguono per parecchi chilometri, senza ordine, senza regola alcuna, divise solo da stradicciole che sono pericolose a percorrersi alla sera, nonostante la continua viglianza dei policeman bianchi e indigeni. Salgari in India non ci andò ai ma seppe descriverla così bene da dipengerne un quadro quasi perfetto. Ma non voglio dilungarmi troppo stasera, sono stanca e le cose da raccontare sono ancora molte. |